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Tool – Lateralus (2001). Tassello di un mosaico in evoluzione

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Devo ammetterlo, i Tool sono di certo una delle mie band preferite di sempre. Non fateci caso, quindi, se alcuni dei miei giudizi su di loro possono sembrare di parte. Sta di fatto che il quartetto californiano calca le scene da oltre vent’anni, e lo fa in un modo unico, continuando a sperimentare e innovare. In attesa di un possibile nuovo album a fine 2012, oggi vorrei parlarvi di Lateralus, senza dubbio una delle pietre miliari della carriera dei Tool. Terzo disco in studio, è uscito nel 2001, a sei anni da Ӕnima e dopo una battaglia legale con la precedente etichetta, la Volcano Records. Dopo un album come Ӕnima, sperimentale, cattivo, apocalittico, sembrava difficile rinnovarsi, andare avanti. Lateralus rappresentò invece un passo avanti enorme nel suono e nella poetica di Keenan e soci, introducendo tasselli in un mosaico tuttora in evoluzione.

In Lateralus, i Tool abbracciano tempi dispari (i 5/4 di Schism e The Patient) e eccedenze (Ticks & Leeches), e per la prima volta il basso di Justin Chancellor diventa davvero protagonista. La voce di Keenan raggiunge livelli altissimi, ed evolve ulteriormente rispetto al passato. Grida cariche di odio si alternano così a un cantato dolce e quasi struggente (Parabol+Parabola), che si spinge in dimensioni quasi oniriche in pezzi come Reflection e Disposition. La titletrack poi, è il vero capolavoro del disco: Adam Jones alla chitarra e Danny Carey alla batteria picchiano durissimo mentre Keenan compone con le sillabe i primi sei numeri della successione di Fibonacci. I fan più sfegatati ci andarono a nozze e si intripparono non poco, tirando fuori le ipotesi più fantasiose, compresa quella di una tracklist alternativa, indicata appunto dal pezzo, che procede a spirale. Ma spesso, si sa, si vuol vedere più di quanto ci sia in realtà.

Anche i testi si evolvono rispetto al passato e raggiungono dimensioni più intime, mantenendo però uno stile prettamente narrativo. I Tool raccontano storie, come dei moderni menestrelli prog, e hanno così saputo creare un immaginario fatto di suoni ed emozioni, che è quanto di più potente una band possa partorire. Lateralus è finora il capitolo più importante di questa antologia sonora, un faro che ha illuminato – e continua a illuminare – il percorso musicale dei Tool e, se vogliamo, di buona parte della scena.

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