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Alt-J (Δ) – An Awesome Wave. Melting pot sonoro e sapienza commerciale

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Chissà se Gwil Sainsbury immaginava come sarebbe andata quando nel 2007 fece sentire a Joe Newman, suo compagno di università a Leeds, alcuni pezzi composti sotto acido. Sicuramente non immaginava che di lì a cinque anni i due avrebbero fatto parte di un quartetto che sta in qualche modo entrando nell’olimpo della musica britannica. Sembrano paroloni questi, ma in realtà gli Alt-J (Δ) si sono già aggiudicati un premio niente male, il Mercury Prize 2012, per il loro album di debutto, An Awesome Wave.

 

Per chi fosse vissuto sulla Luna negli ultimi vent’anni il premio Mercury è un premio musicale assegnato ogni anno al miglior album britannico o irlandese e conferito dalla British phonographic industry e dalla Bard, l’associazione dei discografici britannici. Assieme ai Brit Awards è il riconoscimento più importante assegnato a un artista inglese, e negli scorsi anni è stato vinto da gente del calibro di Portishead, Pj Harvey, Primal Scream, The xx, Arctic Monkeys e Elbow.

Un esordio niente male quindi per i quattro inglesini, per i quali la stampa ha già coniato assurdi termini di genere come l’incomprensibile folk-step, che è tanto mostruoso quanto fuorviante. Perché se andiamo ad ascoltare bene An Awesome Wave viene spontaneo farsi una domanda, e cioè quanto questo album porta di nuovo nel panorama musicale europeo? La risposta è ben poco. Gli Alt-J infatti non inventano nulla, e molte delle atmosfere evocate nel disco sono già state utilizzate con successo da artisti inglesi come Portishead, Hot Chip e Wild Beasts. Pezzi come Breezeblocks (singolo accompagnato dall’uscita di un gran bel videoclip), Bloodflood e Matilda ricordano molto quella scena.

Cos’è allora che rende questo album così apprezzato e apprezzabile, persino dall’academy inglese? Qualcosa c’è. Per la maggior parte del tempo il disco si fa strada su terreni abbastanza sicuri e testati, ma è intervallato da momenti interessanti, in cui i quattro si ricordano di essere nel 2012 e ammodernano il suono con elementi più moderni, accennando influenze dub-step. Fin qui, nulla di nuovo, direte. La cosa piacevole di questo disco però è il modo in cui questi elementi sono stati miscelati. Si intravede una sapienza commerciale, nel senso che è un album che viene sì dal cuore, ma che è stato successivamente rimasticato e costruito per piacere al pubblico. Il fatto è che ci sono riusciti, e il risultato è che An Awesome Wave funziona, anche se una volta sgamato l’inganno fa quasi antipatia. Però funziona. Non resta quindi che ammettere di essere stati gabbati, e per una volta far finta di niente. Scoprirete così un disco molto piacevole che, sebbene non sia innovativo, lascia intravedere spunti interessanti per il futuro. Spero che non facciano la fine dei Coldplay, eletti a idoli del popolo hipster, non se lo meritano.

Qui sotto trovate lo streaming del disco e il video di Breezeblocks. Enjoy!

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