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Skunk Anansie – Black Traffic. Decisamente no

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Parliamone. Era davvero necessario un nuovo disco degli Skunk Anansie? È ormai qualche giorno che ascolto Black Traffic, il nuovo lavoro della band inglese capitanata da Skin, il primo prodotto e distribuito dalla loro etichetta. Prima di scriverci su mi sono interrogato a lungo, e ho letto qualcosa in giro. Si è parlato di ritorno alle origini, di riscoperta di un’identità aggressiva e di canzoni arrabbiate. Non so che disco abbiano sentito i lor signori ma, a parte qualche sporadico fuck you, di arrabbiato in questo album non c’è proprio niente.

Il singolo scelto per l’uscita di Black Traffic è I Believed In You che, intro con batteria sincopata a parte, è un pezzetto piuttosto banale, di ispirazione vagamente pop, mascherata da hit rockeggiante. Giusto per dire “ehi siamo tornati, e siamo ancora gggiovani!”. Imbarazzante, e anche un po’ triste. Tutto il disco è intriso di questo pop-rock blando e inutile, che risente nel suono delle esperienze discografiche commerciali della cantante Skin, le quali hanno fiaccato non poco il carattere che la band aveva prima di sciogliersi. Inutile dire che l’ultimo album decente del quartetto inglese è stato quel Post Orgasmic Chill, che i fan ancora rimpiangono con qualche lacrimuccia.

In Black Traffic non c’è niente di tutto ciò. Le ballatine mosce e digitalizzate non si contano nella tracklist, e gli unici pezzi passabili sono la prima, I Will Break You, che fa false promesse tanto nel titolo quanto nel suono, e Sticky Fingers In Your Honey in cui gli Skunk sembrano quasi i Motorhead sotto acido, con Lemmy fatto fuori, lì in un angolo a rimuginare e scuotere la testa. Tutto molto triste.

Quindi, per tornare alla domanda iniziale, era davvero necessario un nuovo disco degli Skunk Anansie? Decisamente no. In tempi così bui, dove spuntano reunion come funghi, Black Traffic rappresenta solo un altro chiodo sulla bara che Skin e soci si stanno costruendo dal 2009 – anno del loro ritorno – e si candida a essere solo un altro indegno capitolo del declino della scena rock mainstream. Ma questa è un’altra storia.

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