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Il macello mediatico

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Che la TV sia ormai il ricettacolo di tutte le peggiori porcherie del creato è cosa nota a tutti, ma mi sorprende, a volte, quanto in basso si possa ancora scavare. Da quando i primi sei canali esistono solo come tasti del telecomando l’attenzione del trash televisivo si è spostata immancabilmente sul digitale terrestre. Vabbè, normale penserete, il blob televisivo si espande dove trova spazio. In un certo senso è vero, ma è vera anche un’altra cosa. Il digitale ha preso piede in Italia solo da pochi anni, e proprio al centro di una crisi, economica e di valori, che la nostra generazione e quella dei nostri genitori non erano preparate ad affrontare. Ci siamo ritrovati quindi in balia di programmi che sfruttano a loro vantaggio il sentimento forse più importante e diffuso di questa epoca storica: l’insicurezza. Se esistesse un modo responsabile di fare TV, l’obiettivo sarebbe indubbiamente quello di rassicurare lo spettatore smarrito e spaventato dai tempi che corrono. E invece no.

La TV risponde alle insicurezze e le paure dell’uomo moderno con una sfilza di programmi sulle malattie imbarazzanti, i parassiti, l’obesità, la bulimia, i parti problematici e chi più ne ha più ne metta. Non c’è bisogno di citare le trasmissioni, chi guarda la TV per più di mezz’ora al giorno sa di che parlo. Programmi che non riesci a guardare più di cinque minuti di fila senza cambiare canale inorridito. C’è anche chi si spreca a decantare il lato divulgativo di questi programmi, ma è tutta una gran farsa. Non c’è niente di divulgativo nella storia di un parassita che distrugge dall’interno il corpo di un tizio, fa solo schifo. La storia di un settantenne che a causa di una circoncisione sbagliata sta per perdere il pene quali grandi insegnamenti può dare? Nessuno credo. Sono solo storie macabre e cruente che hanno come unico scopo l’audience, ottenuto tramite una continua e intensa inoculazione di panico e ribrezzo. È la negazione della cultura stessa e sembra che ad oggi non abbiamo né la forza, né la voglia di ribellarci a tutto questo. Basta guardare come questi tipi di show si siano moltiplicati dando vita a innumerevoli cloni, segno che un determinato target ormai è acquisito.

La cosa peggiore è che tutta la TV sta scivolando in questo circolo vizioso, dove il valore del contenuto è limitato al tempo di programmazione e la realtà subisce una rappresentazione che poco ha a che fare col mondo reale. Siamo nell’epoca della finzione, che ha successo proprio perché è spesso e volentieri più seducente e accogliente della verità stessa.

Che poi, un metodo ci sarebbe, una sorta di alleato. È un tasto rosso sul vostro telecomando, con su scritto OFF.

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